• Il Progetto

      Roberto, raccontaci chi sei e cosa fai. 

      Mi chiamo Roberto Meschino, ho 37 anni e vivo a Itri (Latina). Ho avuto le mie prime esperienze associative e comunitarie a circa 20 anni, grazie a realtà territoriali quali il Museo del Brigantaggio, l'associazione La Milizia dei Folli e l'APS Esplora, e grazie a piccole collaborazioni con il Comune di Itri nella gestione di eventi e ufficio stampa. Dal 2016 al 2019, sono stato Presidente della Pro Loco di Itri e, attualmente, sono Presidente dell'APS Eduka. Nel frattempo, ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione Pubblica e Organizzativa e, subito dopo, la magistrale in Comunicazione d'Impresa e Marketing all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Dopo un'esperienza di 12 anni presso l'Ente di formazione di Formia Literalia Formazione srl, attualmente sono libero professionista nel campo della progettazione sociale, educativa e rivolta alle imprese, formatore in materie quali il marketing, la sicurezza sul lavoro, la digitalizzazione delle imprese e il project management, e socio di Smart For Work Srls, start-up nata nel 2020 per la gestione delle attività riguardanti il coworking e come supporto commerciale del portale MetroZero.

      “MetroZero”, una vetrina virtuale di prodotti nostrani. Un portale e-commerce ricco e diverso da tutti gli altri. Come e da dove nasce questa idea?

      Nasce dalla fucina di idee e collaborazioni innestate nel coworking Smart For Work a Itri, nato nel 2015 e gestito dall'APS Eduka, e dall'esperienza precedente di alcuni soci avuta con la partecipazione al precedente Bando delle Idee con il progetto di coworking LINK, presentato dall'APS Esplora di Itri. Con Smart For Work volevamo sdoganare il concetto di lavoro: grazie alle nuove tendenze dello smart working, MetroZero vuole permettere alle diverse realtà, imprese, artigiani e produttori di godere di una propria visibilità online, tramite un portale e-commerce e il supporto dei social media.   

      Il progetto è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale e dalla Regione Lazio, con il Bando delle Idee del 2016. Come siete venuti a conoscenza di questo bando e quanto è stato importante per voi nella realizzazione di questo marketplace dei prodotti del basso Lazio?

      La primissima volta ho partecipato a Latina a un seminario di presentazione, mi sembra presso lo sportello imprese regionale. Io, in quel momento, ero già attivo a Itri nell'associazionismo e Membro del Direttivo dell'APS Esplora. Partecipammo al bando e vincemmo, incredibilmente, con l'idea del coworking LINK. L'anno dopo, però, per divergenze interne a Esplora, io e il mio amico Giorgio Sinapi fondammo Eduka, con l'idea di rivolgerci in primis alle attività di educazione non formale e informale tramite progetti sul programma Erasmus+. Mi sembra che fosse il secondo bando delle idee nel 2016 quando Eduka partecipa con il progetto MetroZero (e nel frattempo abbiamo aperto con le nostre forze Smart For Work!), e siamo arrivati incredibilmente PRIMI!!! Una soddisfazione grandissima!

      Non solo prodotti alimentari, ma anche artigianato ed esperienze. Raccontaci qualcosa di più. 

      L'idea iniziale era quella di partire dai prodotti a km0 fatti a Itri e dintorni: da lì nasce MetroZero, come supporto in termini di marketing e posizionamento web di prodotti tipici del Lazio, e il  marketplace. Poi, prendendo spunto dalla mia esperienza nella Pro Loco, abbiamo aggiunto l'artigianato tipico e la possibilità di creare e pubblicizzare pacchetti vacanza e visite sul nostro territorio. Il progetto, anche a causa delle sinergie venute meno col Covid 19, è rimasto in una fase di start-up e non ha mai implementato una fase di logistica e vendita. Nel 2020, con la creazione di Smart For Work Srls, si è deciso di dare un nuovo impulso “post Covid” al progetto.

        • Il Progetto

          Appassionata d’arte e organizzatrice di eventi culturali. Novella, dicci chi sei e raccontaci qualcosa di te!

          Sono Novella, ho 27 anni e sono nata a Viterbo. Dopo la laurea triennale in studi storico-artistici all’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e un Erasmus alla Sorbona, ho deciso di proseguire i miei studi a Parigi con una laurea magistrale all’Ecole du Louvre. Tra difficoltà, successi, esperienze uniche e splendide amicizie, mi sono innamorata della Francia… e poi anche di un francese! Ecco perché al termine della seconda fase del progetto Torno Subito, svolta a Roma, ho deciso di tornare a Bordeaux, in Francia, dove vivo attualmente con il mio compagno per proseguire la mia formazione con un dottorato in storia dell’arte.

          Torno Subito è il programma di interventi che finanzia progetti presentati da giovani universitari, laureati, diplomati, ideato dall’Assessorato alla Formazione, Ricerca, Scuola, Università della Regione Lazio, con il fine di promuovere un piano di sviluppo di percorsi di formazione e di sperimentazione di esperienze in ambito lavorativo. Questo progetto, che si sviluppa in due fasi, la prima fuori dalla regione (in Italia o in uno qualsiasi dei Paesi del Mondo) e la seconda da svolgere nel nostro territorio, in cosa ti ha arricchito e quanto è stato importante per la tua crescita personale e magari anche professionale?

          L’esperienza con Torno Subito non direi che è stata importante… è stata fondamentale! Studio Raffaello da tre anni, è stato il protagonista della mia tesi magistrale e, anche grazie al Torno Subito, lo sarà pure della tesi di dottorato. Grazie a questa iniziativa promossa dalla Regione Lazio ho avuto l’opportunità di lavorare in due prestigiose istituzioni impegnate entrambe nella realizzazione di mostre celebranti Raffaello Sanzio a 500 anni dalla sua morte. A livello professionale, ho imparato tantissimo ed è stato interessante analizzare il modo in cui Francia e Italia hanno deciso di omaggiare lo stesso artista. Si tratta naturalmente di istituzioni molto lontane tra loro: da un lato il castello di Chantilly, vicino Parigi, una piccola realtà museale con la seconda collezione di dipinti più importante di Francia, dopo il Louvre; dall’altro lato, le Scuderie del Quirinale, uno dei maggiori spazi espositivi d’Italia. È stato estremamente stimolante e formativo confrontarmi con due progetti espositivi quasi opposti e, di conseguenza, con un’impostazione e un’organizzazione del lavoro molto differenti.

          Con Torno Subito hai avuto la possibilità di effettuare prima un’esperienza all’estero, per la precisione a Parigi, in Francia; per poi rientrare a Roma, in un luogo storicamente e culturalmente importante per la Città Eterna, le Scuderie del Quirinale. Raccontaci di queste esperienze, inserendo qualche curiosità e aneddoto interessante.

          Sono state due esperienze preziosissime ma completamente diverse. A Chantilly, ho contribuito personalmente alla realizzazione della mostra. Il curatore ha mostrato fin dall’inizio grande fiducia in me affidandomi compiti molto importanti: la selezione delle opere da esporre, l’ideazione della scenografia e la redazione di una parte del catalogo. Il tutto sempre sotto la sua supervisione, ma questa “libertà” mi ha permesso di calarmi completamente nella parte del curatore museale e, in soli quattro mesi, di crescere tantissimo professionalmente… è stata una vera iniezione di autostima! A Roma, complice anche il fatto che si trattava di una mostra grandiosa, con prestiti eccezionali, non ho ritrovato la stessa possibilità di contribuire attivamente. Ad ogni modo, è stato interessante e formativo poiché erano missioni per me completamente nuove: occuparmi della progettazione del ciclo di incontri e conferenze organizzato a supporto della mostra e gestire i contatti con specialisti e studiosi internazionali. Ahimè, entrambe le mostre hanno risentito della pandemia da COVID-19, chiudendo le porte per oltre tre mesi. Ma hanno saputo reagire organizzando tour virtuali e approfondimenti online.

          I tuoi tre motivi per i quali dei giovani ragazzi dovrebbero intraprendere questo percorso con Torno Subito.

          Effettuare un’esperienza all’estero, o comunque lontani da casa, svolgendo un progetto delineato da noi stessi, quindi inerente al nostro campo di studio, e supportati da un finanziamento, aspetto non trascurabile per chi, come me, ha lavorato in una città particolarmente costosa, è un’occasione preziosa, da non perdere.

          Inoltre, esperienze del genere sono fondamentali per aiutarci a capire cosa desideriamo concretamente fare nel nostro futuro. Solo sperimentando, viaggiando e mettendoci in gioco possiamo renderci conto del percorso che fa per noi.

          Infine, è una sfida. Lanciarsi verso nuove avventure aiuta a conoscersi meglio, a spingere un po’ più lontano i nostri limiti e a ricredersi sulle proprie capacità professionali, ma soprattutto personali.

            • Il Progetto

              Giochi di Strada. Un tuffo nel passato, per riscoprire i giochi di strada, quelli di una volta come l’hula hop, la fionda, la campana, il salto della corda e tanti altri ancora. Manuel, raccontaci chi sei e da dove nasce questa bellissima idea.

              Mi chiamo Manuel Onorati, sono un giovane docente universitario, lavoratore in un’azienda familiare che ha fondato il CUS dell’Università di Roma “Tor Vergata” circa cinque anni fa e mi piace definirmi un sognatore pragmatico! L’evento che ho coordinato è Giochi di Strada, un percorso straordinario tra esperienze sostenibili e momenti di interazione con il proprio nucleo familiare, nell’assoluto divertimento! Il progetto aveva il preciso scopo di recuperare e mantenere i valori della nostra società, come ad esempio il gioco, inteso come collante tra le generazioni, il riuso del materiale abbandonato, il movimento sportivo per il benessere psico-fisico individuale e collettivo, infondendo una nuova idea di turismo sostenibile e lasciando un’esperienza al territorio di appartenenza. E sapete la cosa più bella? il progetto è assolutamente replicabile ovunque!

              Un evento avvenuto all'interno del suggestivo cortile del Palazzo Doria Pamphili di San Martino al Cimino, reso possibile grazie all'impegno degli operatori del CUS che hanno fatto divertire grandi e piccoli. Quanto è stato importante il loro impegno e come, nello specifico, siete riusciti a intrattenere più di cento famiglie provenienti da tutti i territori del Lazio?

              Esattamente più di 200 famiglie hanno partecipato alla manifestazione! Numeri importantissimi se pensiamo che è stata la prima iniziativa dopo mesi di lockdown. Per garantire la sicurezza di tutti, abbiamo messo in piedi un programma di riduzione del rischio veramente complesso, attraverso format di prenotazione online e gestione degli ingressi. Con questa strategia siamo riusciti a non creare mai assembramenti. Gli operatori del CUS, senza i quali era impossibile raggiungere i risultati ottenuti, hanno contribuito con entusiasmo e professionalità al successo finale dell’iniziativa, constatato proprio dai tanti sorrisi e dalle parole rilasciate alle interviste dalle famiglie al termine del loro “viaggio”. Sì, proprio un vero viaggio per le famiglie, che dovevano “spogliarsi” dei loro abiti e vestirsi tutti insieme con la maglia dei giochi per conquistare, a suon di scoccate e salti, l’ambita medaglia! Ancora oggi le famiglie che hanno partecipato ci scrivono per aspettare una nuova edizione…

              Un’interessante iniziativa ludico-educativa che avete portato avanti con il sostegno della Regione Lazio, nel progetto Itinerario Giovani. Come siete venuti a conoscenza di questo progetto? Pensate potrà essere ripetuto con lo stesso entusiasmo e successo?

              L’obiettivo dell’iniziativa è proprio quello di lasciare nel territorio laziale una ricorrenza che non sia solo una mera attività sportiva, il cosiddetto “aiuto a pioggia”, ma una vera progettualità che possa resistere nel tempo per rafforzare nel suo insieme l’intero quadrante tra popolazione, esercizi commerciali del territorio e valorizzazione della cultura territoriale. L’attività ludica è stato il collante per far conoscere il territorio alla popolazione che ci abita, attraverso lo sport. La finalità è di sottoporre all’attenzione tematiche di sostenibilità, come sottoscritto dall’Agenda 2030 sposata dall’Alleanza dello Sviluppo Sostenibile.

              Siamo venuti a conoscenza del progetto tramite la piattaforma preposta della Regione Lazio. L’innovazione culturale sta proprio nell’incontro tra le nuove generazioni e l’esperienza maturata e il progetto Itinerario Giovani rappresenta pienamente il connubio.

              Ringrazio l’enorme sostegno da parte di LazioCrea SpA e Regione Lazio, uffici e rappresentanti, che hanno non solo monitorato l’intera iniziativa, ma si sono resi disponibili in ogni momento alle nostre richieste e bisogni. Credo che questo risultato possa rappresentare un vero punto di crescita sociale condiviso tra la Pubblica Amministrazione e gli Enti Privati, ancora complimenti!

              Tre motivi per i quali dei ragazzi, secondo te, dovrebbero essere invogliati a partecipare ad attività, nell’ambito dell’iniziativa Itinerario Giovani, come la vostra?

              Oggi, più che mai, il sistema Paese richiede sempre più capacità a noi giovani per poter emergere, e proprio queste esperienze ci danno l'opportunità di poter fare la differenza, poter esprimere le nostre competenze. Siamo solo noi a poter decidere se trasformare i problemi in opportunità. Può quindi Itinerario Giovani risolvere i nostri problemi? Assolutamente no, siamo noi che, attraverso Itinerario Giovani o ad attività similari, concesse dalla lungimiranza della Pubblica Amministrazione, decidiamo di cogliere il seme, valorizzarlo con le nostre idee, strutturarlo con le competenze, annaffiarlo con determinate metodologie e, solo alla fine, vedere la bellezza dello straordinario frutto. E se il frutto non sarà soddisfacente come quello atteso, non dobbiamo demordere: è proprio il processo per raggiungere l'obiettivo del frutto che ha generato il nostro percorso di crescita, e quindi di know how. A tutti i miei coetanei dico: passione, impegno, formazione. Vi lascio un video: https://youtu.be/E57lKwMWtI0

                • Il Progetto

                  Una giovane reporter. Helodie, raccontaci chi sei e cosa fai.

                  Mi chiamo Helodie Fazzalari, ho 26 anni e sono una giornalista freelance iscritta all'Albo dei giornalisti del Lazio. Sono Laureata in Scienze Politiche all'Università Luiss Guido Carli di Roma e con un master in fotogiornalismo. Sono una giovane reporter, scrivo, viaggio, scopro e scatto. Attualmente collaboro con diverse testate come libera professionista. Attendo con ansia il momento in cui potrò ritornare a viaggiare. Mi occupo di geopolitica, ambiente e diritti umani e sono autrice del libro edito da Eretica: "L'incubo dell'incoscienza", il racconto di un viaggio fisico e introspettivo sul monte Kilimanjaro. 

                  Torno Subito è il programma di interventi che finanzia progetti presentati da giovani universitari, laureati, diplomati, ideato dall’Assessorato alla Formazione, Ricerca, Scuola, Università della Regione Lazio, con il fine di promuovere un piano di sviluppo di percorsi di formazione e di sperimentazione di esperienze in ambito lavorativo. Questo progetto che si sviluppa in due fasi, la prima fuori dalla regione (in Italia o in uno qualsiasi dei Paesi del Mondo) e la seconda da svolgere nel nostro territorio, in cosa ti ha arricchito e quanto è stato importante per la tua crescita personale e magari anche professionale?

                  Molto. Torno subito mi ha chiarito le idee, già definite a grandi linee, su quello che sarà il mio futuro. Nei 3 mesi in Cile ho collaborato con l'Agenzia Stampa Internazionale Pressenza Comunicaciones come giornalista e fotogiornalista, sia per le manifestazioni e agli scontri in piazza a causa della guerra civile in corso, che per un'inchiesta e un reportage sulla popolazione indigena dei Mapuche. Ho lavorato a Santiago dove ho raccolto con foto e testi diverse storie sui Mapuche di città e sulla riscoperta delle loro origini, dopo un vero e proprio genocidio fisico e culturale. Inoltre, mi sono recata in Araucania, territorio nel quale la 'lotta per la terra' portata avanti dalle popolazioni indigene, nel 2020 è ancora viva. Ho avuto l'onore di essere ospitata da 3 comunità indigene e di essere invitata a un Nguillatun, cerimonia di massima espressività religiosa della comunità. Ho vissuto a stretto contatto con le famiglie del sud, assimilando usi, costumi e credenze di questo antico, ma ancora attuale, popolo indigeno. Grazie a quest'esperienza ho migliorato il mio livello di spagnolo sia scritto che parlato. Tutti i miei lavori sono pubblicati e visibili sul sito di Pressenza . Causa pandemia, sono rientrata in Italia con un po’ d'anticipo e ho continuato a collaborare con Pressenza Italia e con la Onlus Sos Diritti Umani sul tema del reddito di base, per la fase 2.

                  Torno Subito mi ha regalato una bella esperienza lavorativa, ma come prima cosa un'esperienza di vita senza precedenti. Sono stata letteralmente assorbita da questa terra. Ho imparato a guardare il problema in faccia e ad affrontarlo sempre, non abbassando mai il volto. Ho approfondito le tematiche dei diritti umani, comprendendo sulla mia pelle cosa significa esserne privati. Lì ho fuso il mio lavoro con una nuova me e credo che questo sia il fardello, ma anche la gioia più bella che mi porto dietro da questa esperienza.

                  https://www.youtube.com/embed/kFBtdhHvINE

                  È proprio grazie a Torno Subito che hai potuto fare una fantastica esperienza in Cile, documentando in prima persona la battaglia per la terra del popolo indigeno dei Mapuche. Raccontaci questa magnifica esperienza, inserendo qualche curiosità e aneddoto interessante!

                  Ho già accennato all'esperienza svolta in Cile. Vorrei piuttosto entrare nel merito dei due lavori portati avanti: da un lato il reportage sulla guerra civile, dall'altro quello sulla comunità indigena Mapuche.

                  Nel primo caso c'è una domanda che mi viene sempre posta, ed è: Ma non avevi paura? La risposta è "Assolutamente sì". Arrivai a Santiago il 7 gennaio, ricordo che l'8 ero già in piazza con maschera anti gas, fazzoletto inzuppato d'acqua per coprire le vie aeree, macchina fotografica e mascherina per gli occhi. Ho preso le prime manganellate già l'8 e, dopo aver corso tutta la sera per evitare i getti d'acqua putrefatta provenienti dai camion dell'esercito, mi sedetti in Piazza Italia, ribattezzata Plaza de la Dignidad dai manifestanti. Lì incontrai una ragazza e le posi la stessa domanda che tutti oggi fanno a me: Ma non hai paura? Voglio rispondere con le sue parole, che da quel momento furono la benzina che ogni giorno alle 18 mi faceva salire sul bus per recarmi in piazza a documentare e prendere parte alla protesta: "Oggi non ho paura", disse la ragazza. "Prima di ottobre il cileno era colui che in metro aveva gli occhi fissi sullo schermo dello smartphone e le mani strette sulla borsa per paura che qualcuno potesse rubarla. Noi ragazze non potevamo uscire con una minigonna per paura che qualcuno potesse abusare di noi, che gli stessi militari potessero commentare, paura di essere inadeguate e sbagliate. Oggi è diverso, il popolo cileno partendo da quella stessa metro, oggi simbolo della rivoluzione, si è svegliato, si è unito. Oggi siamo un'unica pigna, pronta a lottare per i diritti umani; oggi a manifestare ci sono dottori, ingeneri, spazzini, donne, anziani, venditori ambulanti. Oggi tra noi non c'è distinzione, ci aiutiamo sempre a prescindere dalla nostra posizione sociale, da quello che siamo o facciamo al di fuori di questa piazza. Qui ci siamo trasformati in popolo e lottiamo tutti per la stessa causa. Non posso avere paura qui". Da quel giorno nemmeno io ebbi un briciolo di paura. 

                  Le proteste sono, infatti, iniziate nella capitale Santiago, con un movimento coordinato nel non pagare i biglietti dei mezzi pubblici da parte degli studenti delle scuole secondarie, sfociando in occupazioni delle principali stazioni ferroviarie della città e scontri con la polizia nazionale (Carabineros). Il 18 ottobre, la situazione si è intensificata con bande organizzate di manifestanti che si sono ribellate in tutta la città, occupando molti terminali della rete metropolitana di Santiago.

                  In merito alla seconda esperienza in Araucania, mi limito a raccontare ciò che racchiude il senso di tutto il mio viaggio, ed è la storia di un bambino di nome Millantü. Anche in questo caso racconto la mia esperienza utilizzando le parole di una donna, Danitza la madre del piccolo. È una donna mapuche di quinta generazione, alla quale non è mai stato insegnato nulla di questa cultura e che ha sempre vissuto in città. “Fin da piccola ho sempre avuto dei sogni premonitori, sognavo di bagnarmi nel fiume, di perdermi nel bosco, e una volta ho sognato perfino di volare. Ma la realtà è che non ho mai saputo riconoscere questi sogni. Mi sono sposata a Santiago e ho avuto 4 figli, quando il mio matrimonio è terminato ho incontrato Rodrigo. Io sono una cantantee Rodrigo è un ballerino, è così che ci siamo conosciuti e abbiamo scoperto che avevamo un sogno in comune: ritornare alle nostre origini. Quando è arrivato Millantü tutto ha preso forma, è stata come l’Epifania. Fin da subito abbiamo capito che questo bambino avesse delle doti speciali ed è stata la sua nascita a farci prendere la decisione definitiva di trasferirci qui. Il piccolo parla mapudungun molto meglio di noi, sa fare un discorso completo e nessuno glielo ha insegnato. Sa sempre qual è il sentiero giusto da prendere, ci indica la strada e fa in modo di non farci incontrare ostacoli. Noi lo ascoltiamo perché è l’unica cosa che possiamo fare". 

                  Per me questa storia racchiude il senso del mio viaggio in Cile. Oltre a un reportage che racconta come questa cultura si è evoluta ed è presente nella società odierna, il racconto di questo bambino "magico", indica che questa cultura non solo non è una vecchia leggenda intrappolata nei libri di storia, ma è riuscita a rinascere dopo un genocidio fisico e culturale. Come un'araba fenice dalle ceneri. Né la madre né il padre del piccolo sanno parlare la lingua originaria, e non hanno mai avuto alcun insegnamento di questa cultura, eppure dal loro amore è nato un bambino speciale che i Machi della comunità credono potrà diventare una guida spirituale in età adulta. Per questo la famiglia si è trasferita al sud, per far crescere il piccolo a contatto con la natura e sviluppare le sue doti. 

                  Nel complesso la mia ricerca parla di un mapauche di città, di una mujer indigena costretta a trasferirsi dal campo al pueblo, di una famiglia mapuche che vive in periferia di Santiago e conserva quelle che sono le antiche tradizioni, e di un’altra famiglia mapuche che, nonostante viva al sud in Araucania e in comunità, ha perduto molte radici, compresa la lingua. Parla poi di una ragazza discriminata sui banchi di scuola, e di una che proprio su quei banchi attraverso il suo cognome scopre di essere mapuche. Parla di un ragazzo mapuche che ha ravvalorato le sue origini grazie alla musica, e di un professore che crede che la cultura sia l’unica arma per sconfiggere la discriminazione, e cerca di insegnarlo ogni giorno ai suoi studenti. Il reportage attraversa temi politici, diritti umani violati, cerca di documentare cosa si sta facendo politicamente a livello statale e di come i mapuche stessi siano attivi in politica. Di cosa rivendichino, della CONADI (La National Corporation for Indigenous Development, o Corporación Nacional de Desarrollo Indígena).  Della rappresentanza indigena nella costituente e della domanda che sorge spontanea: I mapuche desiderano essere integrati in una costituente per stipulare delle regole che non vanno incontro alla loro concezione del mondo? Che interesse hanno? Cos’è per loro l’integrazione? Qual è il confine tra integrazione e assimilazione di una cultura? Parla di Dagoberdo, l’hombre del Rio Malleco, che continua la sua lotta dalla sponda di un fiume, rivendica una parte di territorio e ogni giorno cerca di riscoprire un pezzetto in più delle sue origini. C’è poi la questione del fiume, eletto sacro per i mapuche, ma dove la gente lascia la spazzatura nei weekend di villeggiatura. Allora un mapuche e un uomo con un minimo di coscienza e rispetto per l’ambiente si domanda: un cristiano lascerebbe mai una busta di immondizia in chiesa? Perché deve farlo in un luogo sacro per un altro uomo? Ho cercato di non limitarmi a raccontare origini e tradizioni perdute e conservate della popolazione mapuche, ma vere e proprie storie che costruiscono il tessuto di questa comunità.

                  I tuoi tre motivi per i quali dei giovani ragazzi dovrebbero intraprendere questo percorso con Torno Subito. 

                  1- Un finanziamento per sviluppare le proprie passioni, il proprio lavoro e le proprie abilità in campo lavorativo.

                  2- Una possibilità per viaggiare e conoscere mondi distanti dalla nostra comfort zone.

                  3- Un modo per sfidare limiti personali, sia fisici che mentali.

                    • Il Progetto

                      Giulia, dicci chi sei e cosa fai.

                      Io sono Giulia e ho 32 anni. Sono cresciuta a Viterbo ma le mie radici sono per metà pugliesi. Mi sono trasferita a Roma a 19 anni per poter frequentare l’Università e iscrivermi a un’Accademia di teatro. Ad oggi, sono un’attrice e regista teatrale. Sono anche un’appassionata di poesia e di scrittura, infatti ho pubblicato una mia raccolta di poesie grazie a un premio vinto. Pratico meditazione e studio Buddismo, altro mio grande interesse. Sono una persona che cerca costantemente di nutrire e utilizzare la creatività in ogni aspetto della vita e cerca di aiutare le persone che le stanno accanto a fare lo stesso. Sviluppare immaginazione e creatività credo sia la chiave per crescere con una mente aperta e accogliente.

                      Quando nascono in te l'interesse e la passione per il teatro?

                      Sono sempre stata attratta dal magico mondo del Teatro. Quello che mi mancava, però, era il coraggio di iniziare a sperimentare questa splendida arte. Sono sempre stata una ragazzina introversa, che non amava mettersi in mostra, quindi, mi chiedevo come mai una come me potesse provare questa forte attrazione per il palcoscenico, che è l’ultimo luogo in cui nascondersi. Superata la paura e fatto questo salto, sono entrata a far parte del centro studi Acting di Lucilla Lupaioli, alla quale sono grata per avermi accolta con estrema cura e rispetto verso quello che, per mano, ho scoperto con lei essere il mio talento e il fuoco che continua a bruciare in me.

                      Officina Pasolini, un Laboratorio di alta formazione artistica del teatro, della canzone e del multimediale della Regione Lazio, nonché Hub culturale di eventi su Roma, ti ha permesso di intraprendere un percorso dove far crescere il tuo talento e provare a fare del teatro la tua professione. Come hai scoperto questo mondo?

                      Ho scoperto il mondo di Officina Pasolini attraverso internet. Officina Pasolini è arrivata in un momento cruciale della mia crescita personale: in quel periodo stavo per lasciare l’Italia per proseguire un’esperienza di qualche mese iniziata a Londra. Partivo un po’ delusa dalle tante difficoltà e poche soddisfazioni che stavo incontrando nel trasformare la mia passione in una professione. L’aver superato il provino a Officina Pasolini mi ha permesso di scoprire una realtà composta da professionisti del settore che mi hanno fatto entrare nel vivo del mestiere dell’attore, facendomi conoscere la bellezza e anche la fatica del fare teatro. Finalmente ho sperimentato cosa vuol dire mettere in piedi uno spettacolo, partendo da zero fino all’andata in scena e all’incontro con il pubblico: questo mi ha permesso di sentirmi autonoma e pronta per affrontare il mondo del teatro.

                      Quanto è importante questo corso per te? Quanto, dunque, ti senti arricchita da questa esperienza? E svelaci un aneddoto!

                      Questo corso è stato fondamentale per me sotto tutti i punti di vista. Mi ha permesso di arricchirmi grazie all’esperienza e alle proposte che gli insegnanti ci hanno generosamente offerto. Officina Pasolini è un vero e proprio laboratorio di arti, entrando si respira creatività ovunque. Inoltre, ho avuto la fortuna di essere scelta da uno degli insegnanti, il regista Giuseppe Marini, per uno spettacolo con il quale sono in tournée in tutta Italia da 4 anni. Un aneddoto che ricordo con emozione è stato quando, una mattina, durante le prove dello spettacolo finale con Massimo Venturiello, chiedo di poter andare in bagno. Esco dal teatro e, mentre mi trovavo nel corridoio, sento una voce meravigliosa e qualche nota di una chitarra acustica provenire dall’aula Living, dove eravamo soliti fare i break. Apro la porta per curiosare: Carmen Consoli accordava la chitarra e provava una delle sue canzoni. Mi siedo in un angolo per ascoltare tutta quella bellezza. Quel giorno, invece di andare in bagno, ho assistito a un piccolo concerto privato di Carmen Consoli per me.

                        • Il Progetto

                          Giovanni, parlaci un po' di te e di cosa fai nella vita.

                          Ho 24 e vivo a Roma, attualmente studio all'università il corso magistrale di "Cooperazione Internazionale e Sviluppo", dopo essermi già laureato alla triennale allo stesso corso. Inoltre, lavoro come operatore nel centro d'accoglienza "San Saba" gestito dal Centro Astalli.

                          Il Servizio Civile è un’occasione di crescita per i tutti i giovani fra i 18 e i 28 anni che scelgono volontariamente di dedicare un anno della loro vita a un’esperienza non solo civica e culturale, ma anche umana e professionale, all'insegna della responsabilità, della solidarietà, della partecipazione e della tutela dei diritti.
                          Che cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso?

                          Innanzitutto, ho scelto di fare il Servizio Civile per intraprendere un percorso parallelo allo studio universitario che mi permettesse di fare qualcosa di concreto e di avere un primo approccio con un mondo simile a quello lavorativo e professionale. La scelta è stata dettata, inoltre, dalla volontà di fare delle esperienze in un campo vicino ai miei interessi e al mio percorso di studi. Infatti, due anni fa, non appena vidi l'opportunità di svolgere il servizio nell'assistenza agli immigrati e dell'integrazione non ho avuto dubbi. È un ambito a cui mi sono voluto avvicinare per comprendere meglio determinate cose, e per mettermi a disposizione degli altri. Dunque, la scelta del servizio civile si fa anche per mettersi in gioco, per fare qualcosa per arricchirsi attraverso l'esperienza della solidarietà e della condivisione, per ampliare le proprie competenze dal punto di vista professionale e umano attraverso il rapporto con il prossimo.

                          Nel dicembre 2018 hai svolto il Servizio Civile presso il centro di accoglienza Fondazione Il Faro, gestito dal Centro Astalli. Ti va di raccontarci qualcosa in merito a questa esperienza e a cosa ti ha lasciato da un punto di vista personale e professionale? Sei libero di arricchire il tutto con qualche simpatico aneddoto ovviamente.

                          L'esperienza a Il Faro è stata sicuramente una grande opportunità di crescita. In particolare, mi ha permesso di capire qualcosa in più sulle realtà dei centri di accoglienza, il loro funzionamento, i problemi di chi ci vive dentro; in generale, mi ha dato una visione più approfondita riguardo alle diverse sfaccettature dell'integrazione e del complesso mondo dell'immigrazione. Mi ha permesso di confrontarmi con i vari disagi e con le necessità quotidiane dei beneficiari del progetto, di conoscere e capire le diverse culture e mi ha dato veramente l'opportunità di rendermi utile con chi più ne ha bisogno. Nello specifico, svolgevo attività di insegnante della lingua italiana, di accompagnatore nei servizi territoriali, e di attivatore di progetti di integrazione. Dal punto di vista professionale è stato particolarmente edificante: mi ha permesso di avere un primo approccio con il mondo lavorativo, di ampliare alcune competenze, come il lavoro di gruppo, e il bagaglio delle conoscenze grazie ai corsi di formazione svolti. Insomma, questa esperienza rappresenta una grande svolta, anche grazie al fatto che, finito il servizio civile, ho avuto l'opportunità di continuare a lavorare in questo contesto.

                          Tre motivi per i quali dei giovani ragazzi come te dovrebbero intraprendere il percorso del Servizio Civile.

                          Lo consiglio perché è veramente un'opportunità di crescita e maturazione, è un mettersi in gioco attraverso il confronto, la condivisione e l'impegno per gli altri.

                          Fare il servizio civile vuol dire promuovere la cittadinanza attiva, tutelare i diritti di tutti, dare il proprio contributo dal punto di vista sociale e civile, ed è un modo per sentirsi utili.

                          È un modo per avere un primo contatto con il mondo lavorativo, e per noi giovani in questo momento può essere un'occasione d'oro. Si accrescono le proprie competenze in un ambito che ciascuno sceglie personalmente. Può veramente rappresentare una svolta per il futuro.

                            • Il Progetto

                              Rappresenti il Consiglio dei Giovani di Ceprano. Raccontaci qualcosa di voi!

                              È da anni che a Ceprano il Consiglio dei Giovani è ormai un’istituzione sacra per il paese. Molti ragazzi si mettono in gioco organizzando eventi e progetti che hanno l’unico scopo di far divertire e creare aggregazione tra i giovani del nostro paese.

                              Amo organizzare eventi e vedere i sorrisi sul viso dei ragazzi cepranesi e questo è il motivo principale per il quale ho deciso di intraprendere il mio percorso. Ho iniziato quando avevo 16 anni come consigliere, poi sono stato eletto vicepresidente e ora sono il Presidente del Consiglio dei Giovani, una grande soddisfazione che spero di portare avanti con successo!

                              I Consigli dei Giovani sono organismi di rappresentanza democratica di tutti i giovani residenti nel territorio di riferimento, con funzioni consultive di natura preventiva e obbligatoria su tutti gli atti amministrativi, varati dal Comune in questione, che riguardano i giovani. Puoi aiutarci a descrivere meglio la sua reale importanza, tramite anche dei progetti o delle battaglie che voi avete portato avanti o a termine con successo e convinzione?

                              Abbiamo vinto diverse battaglie durante gli anni, ma la cosa che mi è rimasta più impressa è che abbiamo dato modo a ragazzi più timidi e introversi di farsi spazio tra i diversi eventi e progetti portati avanti. Questa è stata una grande soddisfazione per noi.

                              Raccontaci come è stato rapportarsi con le istituzioni locali e, se ti viene in mente, qualche simpatica curiosità relativa a una vostra iniziativa.

                              Le istituzioni locali hanno cercato sempre di incoraggiarci e di darci una mano, rispettando i nostri interessi e le nostre modalità. Ci confrontiamo spesso con loro: ci aiutano nelle difficoltà burocratiche e ci consigliano cosa è giusto o sbagliato fare.

                              Una cosa simpatica è successa durante il carnevale 2020: non si trovava una persona per guidare un trattore che portasse un carro allegorico stile “pirata” e, dopo varie rinunce e disdette, il trattore l’ho portato io, con i vari carichi di responsabilità. Mi sono perso gran parte della festa ma per i giovani cepranesi si fa questo e altro!

                              I tuoi tre motivi per i quali dei giovani ragazzi dovrebbero portare avanti, nei propri comuni, il progetto dei Consigli dei Giovani. 

                              Ci sono svariati motivi per i quali una persona dovrebbe iniziare questo progetto:

                              1- prendere a cuore i giovani del proprio paese o città ti fa sentire vivo. Amare il proprio paese e far parte del consiglio dei giovani è vita!

                              2- poter esprimere e mettere in atto le proprie idee è qualcosa che ti rende orgoglioso e fiero di quello che sei. Siamo il futuro e dobbiamo renderlo il migliore possibile.

                              3- essere attivo nella politica del proprio paese può aiutarti a essere un uomo migliore nella vita, facendoti crescere mentalmente, confrontandoti con persone più grandi e con più esperienza che possono darti quel qualcosa in più che nella vita di tutti i giorni ti fa migliorare.

                                • Il Progetto

                                  Diana parlaci un po’ di te. Dicci chi sei e cosa fai nella vita.

                                  Ciao, sono Diana Martinescu, una ragazza italo-romena, nata in un paesino della Transilvania ma cresciuta alle porte di Roma. Da sempre sono interessata al mondo dell’economia e dell’innovazione, con l’obiettivo di lavorare in aziende nell’ambito del marketing e della comunicazione digitale.

                                  Il mio percorso di studi è caratterizzato da una Laurea triennale in Economia e Gestione delle Imprese e una Laurea magistrale con lode in “Economics and Communication for Management and Innovation” alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

                                  Dopo il conseguimento della Laurea triennale, ho deciso di fare un’esperienza all’estero per migliorare e potenziare la lingua inglese: l’esperienza nel Regno Unito mi ha arricchita tantissimo, soprattutto nella visione a 360 gradi della vita. Sono dell’opinione che imbattersi in un contesto nuovo e affrontare un’esperienza di questo tipo sia il miglior modo per responsabilizzarsi, accrescere il proprio bagaglio culturale e aprire la mente, con l’idea che il percorso formativo di una persona non debba avere limiti.

                                  Ritengo inoltre di essere una persona umile, solare e sognatrice, ma allo stresso tempo attenta e costante verso gli obiettivi prefissati. Mi piace stare a contatto con le persone, ascoltando e scambiando reciprocamente consigli, aiuti e punti di vista.

                                  Oggi sono una stagista in una società di consulenza in ambito innovativo e manageriale e spero presto di ricoprire posizioni di maggiore responsabilità.

                                  Porta Futuro Lazio è il progetto della Regione Lazio, pubblico e gratuito, realizzato in collaborazione con gli Atenei, che offre a tutti l'opportunità di crescere professionalmente, attraverso servizi di orientamento e di formazione, per posizionarsi al meglio sul mercato del lavoro. Come ne sei venuta a conoscenza e cosa ti ha spinta ad intraprendere questo percorso?

                                  Sono venuta a conoscenza di Porta Futuro Lazio tramite dei colleghi all’università che avevano svolto dei seminari nel campo economico e marketing. In quel periodo affrontavo una crisi universitaria e, non riuscendo a vedere il traguardo, l’idea di questi seminari ha suscitato in me la curiosità che mi ha spinto a volerne sapere di più. Perciò mi sono iscritta sul sito e, in seguito, al mio primo seminario. Al seminario, rivelatosi interessante e interattivo, la cosa che mi ha colpito è stato il numero di partecipanti che, essendo limitato, aiuta a svolgere l’attività in maniera più efficace. Il fatto di offrire servizi di orientamento e formazione gratuiti si è dimostrato un valore aggiunto, e non è scontato al giorno d’oggi. Nel mondo del lavoro sono richieste sempre più skill e acquisirle senza una base economica è difficile, se non impossibile.

                                  Raccontaci le tue aspettative, le tue esperienze, cosa ti hanno lasciato da un punto di vista personale e quanto ha influito Porta Futuro Lazio nella tua crescita professionale. E se ti viene in mente, regalaci qualche simpatico aneddoto. 

                                  Inizialmente le mie aspettative non erano altissime: non conoscevo i servizi e parto sempre con l’idea di andare cauta. Dopo il primo seminario, tuttavia, sono rimasta soddisfatta, tornando a casa con nozioni ed esperienze formative nuove. Quelle messe a disposizione da Porta Futuro Lazio sono innovative, utili, attuali ed è questo che mi ha spinto a svolgere diverse attività, seminari e corsi.
                                  Nella mia esperienza ho svolto un seminario sul marketing, un mini corso di inglese, uno di Business English, molto utile nell’ampliare la mia conoscenza della lingua e, tra le altre cose, come strutturare il CV con l’attività di “Cv Check”. Ricordo, in particolare, la ragazza gentilissima e disponibile, nonostante fosse in dolce attesa, che mi ha aiutata a scrivere anche la lettera di presentazione da allegare al CV. Penso che tutto ciò mi abbia accresciuta sia a livello personale che professionale.
                                  Un’altra bella esperienza che ho affrontato riguarda il corso SAP. Un giorno mi arriva una mail di Porta Futuro Lazio e, tra le diverse attività, c’era questo corso SAP. Presa dalla curiosità mi sono iscritta, riuscendo a partecipare nonostante il numero limitato. Iniziai questa sfida con tutte le difficoltà logistiche del caso, partendo da Tivoli fino a Civitavecchia, la sede del corso, ma vi assicuro che ne è valsa la pena per la preziosa opportunità ricevuta. Il corso è stato strutturato bene e nei minimi particolari: grazie alle tabelle con orari e giornate, avevamo a disposizione ognuno il proprio computer per poter mettere in pratica quanto recepito a lezione, con annesso anche qualche piccolo sfizio sempre gradito a noi studenti. Una delle cose maggiormente apprezzate sono le persone che conducevano il corso: condividevano con noi la loro conoscenza, pur non essendo professori ordinari ma consulenti che lavoravano su SAP.

                                  Sono fermamente convinta che, se non avessi deciso di andare all’estero dopo la conclusione del mio primo percorso di studi, attraverso le competenze acquisite con il corso SAP avrei ottenuto diverse opportunità di lavoro.

                                  Tre motivi per i quali dei giovani ragazzi come te, che si affacciano nel mondo del lavoro, dovrebbero partecipare al progetto di Porta Futuro Lazio.

                                  - Porta Futuro Lazio è un team di giovani ragazzi che sanno metterti a tuo agio e aiutarti ad affrontare dubbi e perplessità sulla tua formazione;

                                  - Fuori dai banchi di scuola o universitari, l’approccio con il mondo del lavoro non è semplice. Così, confrontarsi e chiedere informazioni a chi mette a disposizione servizi gratuiti sono dei grandi vantaggi;

                                  - L’università, a volte, non fornisce tutte le competenze per approcciarsi alla singola professione: un corso di formazione può aiutarti a trovare nuove opportunità di lavoro, confacenti ai propri desideri e richieste.

                                    • Il Progetto

                                      Danilo, raccontaci chi sei e cosa fai.

                                      Grazie per questa opportunità! Sin da bambino ho avuto la passione per tutto ciò che riguardasse la comunicazione visiva: disegnavo molto ed ero catturato da tutte le mostre visitate con mia madre.
                                      Oggi mi occupo di fotografia sociale attraverso i miei progetti e le storie che scelgo di raccontare, di fotogiornalismo, di fotografia commerciale, di eventi. Grazie a queste esperienze è nato il progetto dell’agenzia creativa CMD Factory di cui sono co-fondatore.

                                      Appassionato di fotografia. Una fotografia non comune, che sembra essere pervasa da un realismo magico. Raccontaci il tuo percorso personale e la tua crescita professionale dietro l’obiettivo.

                                      La passione per la fotografia è un dono che ho ereditato dalla curiosità e dall’interesse di mio padre. Ho iniziato a fare foto sin da quando ero bambino con le sue Rolleiflex 6x6 e, negli anni, mi sono reso conto di quanto fosse diventato per me un importante strumento di comunicazione e interazione con tutto ciò che mi circonda. Da adolescente, per timidezza, non avrei mai pensato di poter arrivare un giorno a parlare delle persone ad altre persone. Mi piace pensare che la fotografia sia per sua natura sociale in quanto fatta da persone e destinata ad altre persone, perché il fruitore principale della fotografia è il soggetto, più importante del processo fotografico. La fotografia parla di realtà ma non la mostra, perché il mio punto di vista non sarà mai quello di un altro fotografo, e viceversa. Questa sua soggettività ci insegna quanto sia alquanto azzardato affermarne l’unica verità, ed è questo il valore aggiunto: ogni punto di vista ci può raccontare qualcosa di nuovo, arricchirci di nuove informazioni ed esperienze.
                                      I primi passi nel mondo lavorativo li ho mossi sotto i palchi musicali di Roma, dove riuscivo a unire il mio essere chitarrista e fotografo. Questa esperienza mi ha insegnato sicuramente a gestire con rapidità lo spazio e la luce di una fotografia. Dopo gli studi alle Belle Arti di Roma, ho iniziato subito il mio percorso come libero professionista collaborando con associazioni, cooperative e realtà soprattutto in ambito sociale. Ho iniziato poi a tenere workshop, seminari e corsi di fotografia e oggi collaboro a stretto contatto con l’associazione Witness Journal.

                                      La Regione Lazio vanta un importante bacino imprenditoriale nel settore delle industrie culturali e creative. E la Fotografia è senza dubbio un settore che ne fa parte. Per questo la Regione, con il progetto LazioCreativo è in prima linea per valorizzare le intelligenze e portarle all’attenzione del pubblico e del mercato nazionale e internazionale, per sostenere progetti e incentivare lo sviluppo di sinergie. In cosa e quanto questo progetto ti ha aiutato a concretizzare ancor di più il tuo sogno?

                                      Penso che sia molto importante per una persona creativa portare avanti dei progetti di ricerca, non solo per se stessi ma anche per mostrare al proprio pubblico di riferimento delle nuove possibilità. Tutti i piccoli o grandi cambiamenti passano per la conoscenza e quindi mostrare, raccontare e far vedere nuove storie attraverso le immagini fotografiche è una grande opportunità e responsabilità. Proprio in quest’ottica, i riconoscimenti gratificanti sono un supporto importante per impegnarsi al meglio nel proprio lavoro.

                                      Tre motivi per i quali dei giovani creativi, anche grazie al sostegno di LazioCreativo, dovrebbero coltivare la propria creatività, dando vita ai propri sogni. 

                                      1. un riconoscimento è un incoraggiamento a proseguire nel proprio lavoro;

                                      2. in un contesto che non incoraggia le professioni culturali è particolarmente importante per l'impatto sociale;

                                      3. può essere l'occasione per far conoscere progetti di valore.

                                        • Il Progetto

                                          Daniele, dicci chi sei e cosa fai.

                                          Ciao, è un piacere. Mi chiamo Daniele, ho 28 anni, una laurea magistrale in Economia e Management delle Imprese e una grande passione per la musica. Da pochissimo lavoro nel reparto logistico in una multinazionale nel settore energetico.

                                          Dopo essermi laureato alla triennale, ho partecipato all'iniziativa della Regione Lazio ''Torno Subito''.

                                          Avevo da poco creato un format di eventi a Roma (indiepanchine), e il master per cui mi ero candidato era sul ''Management degli eventi musicali e dei tour''… è stata una grande opportunità! Grazie al contributo ricevuto ho infatti potuto specializzarmi a Bologna, conoscere molti professionisti del settore e far diventare un lavoro quello che per me prima era soltanto un passatempo.

                                          Ad oggi, siamo un team di 6 persone (Rocco, Virginia, Leonardo, Paolo e Dario) e ci occupiamo di promozione e produzione musicale a 360°.

                                          Venerdì 14 e sabato 15 febbraio 2020 si è tenuto, presso la struttura de Il Castello di Santa Severa, un evento di Indie Contemporaneo, prodotto e organizzato da Indiepanchine che fa parte dell'Associazione culturale musicale PNC LAB in collaborazione con MarteLive.

                                          Come e da dove nasce questa idea? E come siete venuti a conoscenza della possibilità di poterla organizzare nell’ambito dell’iniziativa Itinerario Giovani della Regione Lazio?


                                          Nel 2018 ho avviato l'associazione culturale PNC Lab per poter avere quella solidità giuridica della quale aveva bisogno il mio team. Dopo un po' sono stato contattato da Peppe Casa di MarteLive, con la quale avevo già collaborato per altri eventi, per dirmi che c'era la possibilità di partecipare a questo bando della Regione Lazio. L'idea era fantastica: riunire una generazione di nuovi artisti della scena romana, un percorso di istruzione che poi andava a concludersi con l'esibizione degli stessi. E la location, beh, la più bella che si potesse desiderare! Così in poco tempo abbiamo scritto e presentato il progetto che poi, fortunatamente, è stato selezionato.

                                          Due giornate piene di workshop, training per musicisti, concerti live allo scopo di creare networking tra giovani talenti e addetti ai lavori del settore, per quello che è un genere “nuovo” che comprende tutti quei cantanti che non sono associati a grosse case discografiche, le cosiddette “major”, e non sono stati lanciati da un talent show televisivo.

                                          Come è andata l’iniziativa? E, se te ne ricordi uno, raccontaci qualche simpatico aneddoto.

                                          In modo più specifico, l'evento era aperto a tutti, ma era senza dubbio indirizzato ai giovani musicisti. L'iniziativa di due giornate, era suddivisa in due macrofasi: di mattina si svolgevano workshop e lezioni da parte di professionisti del mondo della musica, come Daniele il Mafio (prod. Afterhous, Diodato, Daniele Silvestri, ...), Manuele Fusaroli (prod. Bugo, The Zen Circus), Tommaso Calamita (diritto d'autore); e nella seconda parte della giornata si svolgevano tutte le esibizioni degli artisti presenti.

                                          Le giornate sono state irripetibili: la possibilità di poter suonare e dormire all'interno di un castello che si affaccia sul mare non è cosa da tutti i giorni, e i ragazzi hanno legato tantissimo e sono nate nuove collaborazioni artistiche.

                                          A fine serata, quando l'evento era finito, siamo rimasti a cantare e suonare tutti insieme fino a tardi… è stato davvero emozionante!

                                          I tuoi motivi per i quali dei giovani ragazzi dovrebbero partecipare a un progetto come il vostro, o magari provare a organizzarne uno loro stessi, nell’ambito dell’iniziativa Itinerario Giovani.

                                          È una possibilità enorme, specialmente in un momento come questo in cui l'intero settore della cultura è in profonda crisi. Poter partecipare a un'iniziativa come Itinerario Giovani non ti permette soltanto di finanziare e rendere concreta quella che per te è soltanto un'idea, ma ti fornisce un'impalcatura utilissima per poter realizzare altri progetti simili.

                                          Io consiglio vivamente a tutti i ragazzi che hanno questa passione di lanciarsi e provare: è un mezzo utile per fare network, creare contenuti e promuovere le proprie idee.